PREMIO SCENARIO 2009 nuovi linguaggi per la ricerca a CODICE IVAN per il progetto

creazione collettiva Codice Ivan
con Anna Destefanis, Leonardo Mazzi, Benno Steinegger
scene, luci e costumi Codice Ivan
foto di scena Giovanni Giacomelli, Federica Giorgetti
produzione Codice Ivan
co-produzione Centrale Fies
residenze artistiche FAF (Firenze), Centrale Fies (Dro)
cura e promozione Centrale Fies
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Lo scorpione, portato sulla schiena della rana per attraversare il fiume, punge la rana. La rana morendo chiede allo scorpione: “Perché mi hai punto, visto che in questo modo moriremo entrambi?”. Lo scorpione risponde: “Perché è nella mia natura”.
Esopo
Pink, Me & The Roses è un decadimento. Un “concerto” in cui il vecchio rocker suona musica che parla di musica. Tutto sembra tendere al basso, distruggersi e ricomporsi in un gioco apparentemente senza storia.
Ci chiediamo dov'è il dentro e dov’è il fuori, dov'è il limite tra il corpo del performer e quello del personaggio, tra lo spettacolo come evento linguistico e la sua distruzione, dove sono i limiti tra le cose, tra rana e scorpione, tra vittoria e sconfitta, tra bene e male. Pink, Me & The Roses è una serie di oggetti: una parrucca, una poltrona, un golf, del linoleum, un coltello in una bocca, del pvc, un traspallet , due tacchi, un occhio di bue su due ruote, un vaso di fiori…
Ma Pink, Me & The Roses è anche e soprattutto un palloncino che esplode, il tutto che procede, comunque, a strattoni e per continui inceppi, in un dispositivo in cui l'errore è inevitabile e accettato come tale. Siamo rimasti imprigionati, non nostro malgrado ma volontariamente, dentro il teatro stesso; per questo Pink, Me & The Roses non solo rivela ciò che succede dietro le quinte, ma anche come si è arrivati alla messa in scena. Il making off, il processo, irrompe in una scena essenziale: pochi oggetti, pochi colori, poco spazio e ben marcato, in cui comunque, ancora una volta, si tenta di costruire l’ennesima finzione; ma siamo oltre la narrazione, e l’inganno non regge più. La relazione tra gli oggetti (cose e persone) si rompe continuamente in piccole morti ripetute, in cadute, scoppi, sbagli. Ma continuamente trova nuove possibilità.
Probabilmente, alla fine, si dovrà ripartire da una riconquistata onestà.
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photo_federica giorgetti
PREMIO SCENARIO 2009_Motivazione della Giuria
Porsi una domanda sull'arte, mentre l'arte ci interroga sulla nostra irriducibile natura. Riflettere su cos'è che non procede mentre il decadimento non si ferma mai. Guardarsi sfiorire nel luogo della bellezza. E non sapere da dove ricominciare.
I giovani di Codice Ivan sembrano accedere al teatro da ingressi decentrati che, assunti in piena consapevolezza, offrono un'angolazione speciale allo sguardo, una libertà che dischiude le valvole del processo creativo fino al suo grado di immediatezza. Così, la favola antica sull'impossibile collaborazione fra la rana e lo scorpione apre la scena alle domande sul perché tutti i nostri tentativi di dialogo sembrino destinati all'insuccesso; e sul perché sia proprio il linguaggio a segnarne il fallimento. Ma forse c'è un fattore umano che può ribaltare le prospettive più scontate e tetragone. Bisogna riportare questo fattore sulla scena, magari a partire dallo spettatore. Così il palco svuotato, anziché mostrarsi come luogo di spopolamento, può farsi luogo dell'accoglienza.
La Giuria: Renata Molinari (Presidente), Stefano Cipiciani, Gianluigi Gherzi, Cristina Valenti, Cristina Ventrucci
photo_Marco Caselli Nirmal
